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Lo sviluppo manageriale in UBI Sistemi e Servizi

Peoplerise e Ubi Sistemi e Servizi hanno collaborato insieme alla realizzazione di un percorso che ha coinvolto oltre 100 persone ed è durato 3 anni. Le prime due edizioni si sono focalizzate sul Team Coaching come opportunità per la costruzione di un contatto non gerarchico e non convenzionale tra Top Management e persone ad alto potenziale. La convinzione che lo stile di leadership del Management è un sapere che si può diffondere e valorizzare attraverso la narrazione e la condivisione, ha permesso di trasferire alle persone che partecipano al progetto un’ampia gamma di modalità per esercitare le capacità distintive e rappresentative dello stile manageriale di Ubi Sistemi e Servizi.

Il terzo anno il percorso si sviluppato in un progetto di Team Working, che ha permesso di mettere in gioco le capacità e le competenze utili alla realizzazione di progetti di miglioramento aziendale.

Abbiamo intervistato Paolo Pareti, Responsabile Direzione Risorse Umane di Ubi Sistemi e Servizi, ideatore e sponsor del percorso manageriale, per condividere con voi gli aspetti più interessanti di questo progetto.

Buona visione o buona lettura a seguire!

 

Paolo, la prima cosa che mi piacerebbe chiederti è che ruolo ha avuto il progetto nello sviluppo manageriale di UBI.S?

Ha avuto un ruolo fondamentale perché ha creato sostanzialmente 3 cose:

1. Un forte senso di appartenenza da parte sia dei coachee, le persone che hanno partecipato come apprendisti all’interno di questo progetto, sia da parte dei coach, che si sono sentiti parte attiva del percorso di crescita, di sviluppo e di accompagnamento delle risorse più giovani. Non soltanto da un punto di vista gerarchico, quindi con attività di carattere organizzativo, ma anche con un ruolo di tutor, di mentor, di coach, nei confronti di questi colleghi più giovani.

2. Dopo di ché ha avuto un’eco importante, perché queste 90 persone che sono state coinvolte in questo progetto negli ultimi 24 mesi, e dunque 2 anni, sono degli opinion leader all’interno dell’azienda, e quindi il loro entusiasmo, la loro partecipazione, il loro attivismo ha contagiato anche i colleghi che sono stati esclusi per motivi anagrafici, o per motivi organizzativi diversi, non sicuramente meritocratici.

3. Terzo, è che da questo progetto abbiamo individuato una parte importante di nuovi responsabili di struttura: su 90 persone che hanno partecipato, il 20% è andato a ricoprire una posizione di responsabilità nel corso di questi 24 mesi.

 

Per chi ha partecipato al progetto, quali pensi siano state le possibilità di sperimentazione sul piano delle capacità, dei valori aziendali e delle tecnologie manageriali?

 

Alcuni dei partecipanti non avevano la consapevolezza di avere all’interno del proprio background professionale alcune capacità. Questo progetto è quindi servito per liberare una serie di energie, di capacità, è stato utile per confrontarsi sulle pratiche manageriali tra  colleghi. A mio avviso è stato molto importante in una logica di sviluppo e di valorizzazione di quelle capacità, che ognuno di loro aveva dentro di sè.

 

Potremmo dire che il top management che ha partecipato al progetto ha fatto sua la massima che “si impara insegnando”?

 

Io cambierei questa massima mettendo in evidenza che insegnando si partecipa e si percepiscono una serie di segnali deboli.  Forse il top management non ha imparato nulla da un punto di vista manageriale, tecnico, però ha raggiunto una consapevolezza, una sensibilità su alcuni fenomeni che, nel day by day, nella gestione ordinaria del business non riuscivano a emergere in maniera così forte e così prepotente. È stato sicuramente un bene – anche per il top management – per avvicinarsi a figure professionali più distanti. Abbiamo coinvolto persone giovani, che in molti casi non ricoprono ruoli in azienda rilevanti dal punto di vista organizzativo, ma che hanno il polso della situazione, che sentono il sentiment dell’azienda. Il progetto è stato quindi molto importante anche in una logica di clima, di percezione di quello che l’azienda vive e pensa quotidianamente, al di fuori dei momenti ufficiali, più istituzionali.

 

Che cosa ha attivato questo progetto che è andato oltre le aspettative, anche le tue personali?

 

Come tutti i progetti, come tutto ciò che facciamo nella vita, bisogna crederci fino in fondo. In questo progetto hanno creduto il top management, i manager coach, la direzione risorse umane, ma soprattutto hanno creduto questi 90 ragazzi, che hanno partecipato in maniera assolutamente attiva, con grande passione, dedicando a questo progetto degli spazi personali. Quindi ha funzionato perché ci abbiamo messo grande passione, grande dedizione e perché tutti quanti ci siamo messi in gioco su qualcosa di nuovo, non sapevamo come sarebbe andata a finire. Poi è sicuramente  andata oltre le nostre aspettative, non ha soltanto dato un’accelerazione a quelle che erano le capacità che volevamo sviluppare, ma ha avuto un beneficio in un contesto molto più ampio.

 

Nel contesto economico in cui viviamo oggi, cosa vuol dire fare sviluppo delle persone in azienda?

 

Fare sviluppo delle persone in azienda significa dare un messaggio di speranza, un messaggio di solidità, un messaggio di fiducia. Significa che l’azienda crede nel futuro, che ha progetti ambiziosi e importanti. Per sostenere questi progetti e per migliorare l’azienda, c’è bisogno di far crescere persone giovani, di talento, quindi brave e disponibili, con un forte senso di appartenenza, con una fiducia che viene corrisposta reciprocamente. Perché se l’azienda ha fiducia nelle persone, quest’ultime devono avere altrettanta fiducia nell’organizzazione e nel management che li guida. Anche in un momento di crisi non bisogna mai abbandonare quelle che sono le logiche e i processi di crescita e di sviluppo interno. Questo è un messaggio importante, che ha sicuramente un impatto sul business, perché bisogna preoccuparsi di rigenerare il management nel corso degli anni. Ma ha sicuramente un impatto significativo in termini di clima e percezione, perché un’azienda che sviluppa è un’azienda che guarda avanti, che non gioca in difesa, che vuole restare sul mercato attaccandolo, non solo proteggendosi dalle insidie. Sviluppare e far crescere le persone sicuramente in molti casi toglie anche molti alibi.

 


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