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Come vivremo insieme?

Riflessioni e apprendimenti da Biennale Architettura 2021 _ Venezia

Il tema di questa Biennale, “Come Vivremo Insieme”, è risuonato così attuale rispetto a quello che abbiamo vissuto in questo ultimo anno e mezzo nella vita personale e professionale, che abbiamo deciso di andarci tutti insieme.

Per me era la seconda visita e questa edizione mi lascia domande potenti, che porterò con me nella pausa estiva e condivido volentieri con voi.

 

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1. la coscienza degli spazi che abitiamo

 

Gli spazi che abitiamo modellano o precludono mondi possibili. Questo vale tanto per gli spazi fisici di vita e lavoro, che la pandemia ci offre l’opportunità di ripensare; quanto per gli spazi mentali e gli spazi relazionali. Potremmo dire che la domanda di questa Biennale ricomprende in sé, tra le altre mille cose, tutto il dibattito su smart working, wise working e più recentemente sul quale nuovo senso possa avere tornare in ufficio e come farlo.

 

Quanta coscienza abbiamo degli spazi in cui siamo immersi? Quanto ci condizionano nel modo di pensare, sentire, agire? Di che tipo di spazi e incontri abbiamo bisogno in questa fase?

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2. la leadership a servizio

 

La natura e gli organismi viventi stanno ispirando le avanguardie artistiche, architettoniche, tecnologiche. In modo analogo, stanno ispirando anche i modelli organizzativi più evoluti, come nel caso di organizzazioni teal, sociocratiche e olocratiche.

Ego to Eco è il titolo di un progetto esposto che si interroga sui modi di progettare comunità umane, basate sui principi della natura.

 

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I funghi, in particolare, si rivelano una fonte di ispirazione inaspettatamente ricca.“Without me you don’t exist”, dicono. “Creatori e facilitatori di vita, i funghi sono resistenti come la roccia e possono trasformarla in suolo attraverso l’edafogenesi.

Formano delle reti di micelio che creano straordinarie connessioni senzienti tra gli alberi. Sono riciclatori [..]. Senza di loro, la vita sulla terra non sarebbe possibile. Mentre guardo l’installazione che me ne mostra mille varietà e ne racconta la vita, il battito di un cuore pulsante, rimbomba per tutta la stanza.

 

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Chi sono i funghi nelle nostre organizzazioni? Li vediamo, valorizziamo, premiamo? O sono invisibili, scontati?

La leadership di un “fungo” si esprime attraverso il servizio, senza il quale la comunità e le prestazioni individuali (che spesso costituiscono gli unici indicatori di performance) non sarebbero possibili o sarebbero ridotte. Forse possiamo imparare dai funghi a dare loro un nome e un riconoscimento.

 

3. i 13 punti per la pratica dell’organizzazione

 

La distanza tra il pensiero e l’azione, tra la filosofia e la realtà, tra l’arte e il mondo delle organizzazioni è incolmabile, o forse no?

Questa Biennale è ricca di Manifesti firmati da collettivi di professionisti nati in ogni parte del mondo, su un proposito comune. Uniti da una comunione di intenti e dalla volontà concreta, realizzano progetti e avanzano proposte alle sfide del presente.

Prendiamo, ad esempio, i Tredici punti per la pratica dell’Architettura di Sheng-Yuan Huang e proviamo a leggerli sostituendo alla parola “architettura” la parola “organizzazione”:

  1. Avere ironia
  2. Uno stile di vita libero porta un’architettura altrettanto libera.
  3. Indipendentemente dal fatto che le risorse possano essere limitate, è sempre possibile distinguersi in termini di materialità architettonica e metodi di costruzione.
  4. Ogni motivo architettonico, se adeguatamente selezionato, può essere purificato per ottenere nuove spazialità.
  5. Se la coerenza nei confronti di un sistema porta a sviluppare gradualmente un credo e dei valori pertinenti, diversi sistemi possono altrettanto coesistere.
  6. Avere una disposizione per il fare artigianale.
  7. Indipendentemente dalla dimensione di un progetto, cercare spazi (leggi processi per un’organizzazione) che possano avere presenza, spazi fluidi, spazi che comunichino intimità.
  8. Durante i periodi in cui mancano risorse, preferire metodi di costruzione semplici. Spesso questi sono sobri e adeguati alle necessità.
  9. Immaginare scenari di sviluppo futuri, senza limitarsi a imparare dal presente.
  10. Dare possibilità alla ricerca di nuove possibilità spaziali e riconoscere il valore che le trasformazioni portate dalla vita danno all’architettura.
  11. Quell’odore “autentico” che sale dalla terra appena rivoltata.
  12. Una strategia progettuale guidata da standard tanto locali e contestuali, quanto globali.
  13. Essere sempre ottimisti.

Qual è il nostro manifesto? Quali progetti genera? È un documento polveroso o la cartina di tornasole del nostro agire e di conversazioni di sviluppo finalmente stimolanti?

Torniamo a rendere ispirazione e pensiero rilevanti e concreti.

 

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Lasciatevi provocare per immaginare “come vivremo insieme”!

 

Come si intuisce da questo breve racconto, come museologa e come Peopleriser non posso non consigliare un passaggio a Venezia per scoprire questa Biennale.

Andate con un amico, un famigliare, un collega. Andate e dialogate con i progetti esposti portando la realtà delle vostre sfide e le vostre domande. Lasciatevi provocare, stimolare, destrutturare, ispirare, sorprendere.

…e se vi va di raccontarmi come è andata, scrivetemi! Qui la mia mail: elena.crudo@peoplerise.net

Sicuramente noi torneremo con i nostri clienti per chiderci “come vivremo insieme”?.

 

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elena crudo peoplerise

 


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