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Sognare, mentre teniamo i piedi a terra

Muoversi nell'incertezza con metodo e occhi aperti

Se ti è capitato di ascoltare conversazioni in questo periodo forse ti sarai imbattuto come me in immaginari dipinti con colori più o meno accesi: brillanti o drammaticamente cupi. In ognuno dei casi ci si interroga su cosa siamo stati e soprattutto su cosa siamo adesso. Un condensato di emozioni, sensazioni, affetti e razionalizzazioni che mette insieme prospettive individuali, sociali e aziendali.

Immagina di fare un salto nel futuro senza limitazioni di spazio e tempo. Dove ti porta il pensiero? Come sarà? Quali scenari, sensazioni ti arrivano? Gli eventi dei mesi scorsi sono stati uno stimolo a mettersi alla prova e capire come realizzare desideri e aspettative, una spinta a prendere posizione rispetto a ciò che accadeva dentro e attorno a noi. Una tensione che spinge alla riflessività, un tempo da dedicare a ciò che accade dentro. Dentro a noi stessi, all’azienda, alla famiglia, alla società, ai servizi, ai mercati.

 

Perchè allearsi con l’incertezza?

 

Questo viaggio inside-out ci pone davanti all’evidenza dell’impossibilità di dominare razionalmente la realtà, i contesti sociali ed organizzativi riducendoli ad una visione unitaria.

La crescita dell’economia e l’affinamento della tecnica sono davvero le soluzioni più efficaci per il soddisfacimento dei bisogni e per il progresso? Gli eventi degli ultimi mesi hanno in modo ancora più eclatante sconfessato tutto questo. Ormai è chiaramente minata l’aspettativa di trovare soluzioni consolidate per i problemi sociali, per la gestione ottimale delle aziende, degli enti. Svanisce la speranza di dominare il futuro, complice una realtà sempre più frammentata ed ingovernabile.

Il futuro è una costruzione mentale per affrontare l’incertezza della vita.”
Bion

Tipicamente l’incertezza genera il bisogno di mettere ordine agli eventi, di “domarli” entro una logica lineare problema-soluzione. Ci illudiamo di poterlo fare, attingendo ad un quadro preciso di expertise, regole, buone pratiche, soluzioni e risultati che attenuino la nostra ansia.

 

Cosa ne facciamo dell’esperienza?

 

Mi sorge però il dubbio che ciò che stiamo affrontando non sia riconducibile dentro a cornici di senso univoce e prevedibili. Usando le parole di David Snowden, è difficile ricondurre la realtà alla linearità dell’ovvio (semplice) o del complicato. Il tentativo di “tenere tutto sotto controllo” ci illude di poterlo fare costruendo regole, assetti “definitivi”, progetti chiusi e completi. Evidente per tutti che siamo immersi in una realtà che va in altra direzione.

La realtà in cui siamo immersi infatti ha bisogno di confini molto ampi, porosi, e a tratti inesistenti. Si nutre di spazi di ripensamento, di dubbi e verifiche, di tornare sopra, di passi a ritroso per poi ricominciare.

Photo by Andrey Larin on Unsplash

Tornare bambini

 

Se torniamo con uno sguardo ai nostri figli troviamo grandi ispirazioni. Nel loro percorso di crescita i bambini ci insegnano: quando tutto sembra acquisito, a tratti i n qualche modo “regrediscono”. A noi genitori il compito di ricominciare dal passo precedente per accompagnarli verso l’acquisizione di nuove sicurezze, competenze, abilità, libertà.

Lo stesso accade nella nostra vita e così nelle organizzazioni. Le esperienze e i punti di vista sono in continuo movimento e ci chiedono di leggere il passato ed il presente decostruendo la visione lineare a cui tendiamo. Si costruisce così il bisogno di tornare indietro, di rileggere e rivedere, di rendere evidente l’esperienza fatta per comprendere o semplicemente accettare per poi continuare.

 

Un dominio mancato

 

Si tratta forse, come dice Latour, di “disinventare la modernità”. Un invito ad abbandonare l’illusione di poter dominare razionalmente gli eventi e la realtà. Un riappropriarci della capacità di “pensare e riflettere” anche all’interno delle organizzazioni, in un processo che sblocca il futuro e non riproponga il passato come mera coazione a ripetere. Questa tendenza si può nascondere anche nella costruzione ossessiva di piani, programmi, progetti, delibere che tendono a fare “la massima” chiarezza sul futuro.

L’illusione è quella di poter ordinare, eliminare problemi ed incertezze. Anche il qui e ora ha questo stesso potere anestetizzante. La continua attenzione a ciò che accade – nel “c’è urgenza o bisogno di fare” – condiziona pesantemente le rappresentazioni del futuro, prevalendo sulla realtà.  Si genera il rischio di ripiegarsi sulla propria realtà quotidiana, sotto il peso dell’impotenza che la stessa crea nella sua tranquillizzante operatività. 

 

Retrospettiva e occhi aperti

 

Che ne facciamo quindi del passato e delle esperienze fatte? Nasce l’opportunità di guardare retrospettivamente a ciò che emerge, tenendo gli occhi attenti e curiosi. La nostra sfida è quella di costruire il futuro senza annullare il passato e, allo stesso tempo, senza elevarlo ad esempio inconfutabile. Il passato, ciò che è stato, diventa legittimo e fondamentale interlocutore per la costruzione di opportunità presenti e future.

 

Immaginare non solo pianificare

 

“If you see the wonder of a fairy tale you can take the future even if you fail”
Abba

 

Siamo davvero pronti a immaginare il futuro? La sfida è costruire un futuro che sogna, svincolato, almeno parte, da letture solo contestuali e da indicazioni di tipo economico, politico e sociale. Perché? Perché hanno un potere fortemente paralizzante vincolando scelte, strategie, il ripensare l’organizzazione. È importante considerare i dati esterni ma, al contempo, non offuscare gli occhi nell’individuazione di obiettivi e priorità per il cambiamento e la trasformazione.

Grazie per farci sognare, mentre teniamo i piedi in terra”, con questa frase mi hanno stupito i partecipanti ad un percorso di sviluppo organizzativo. Non siamo noi consulenti a far sognare, il sogno è parte integrante della costruzione del futuro di ogni azienda. Si tratta ogni tanto di chiudere metaforicamente gli occhi e andare oltre la contingenza per poi tornarci con un respiro ed uno sguardo più curioso e abilitante.

 

 

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