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PEOPLERISE MEDIA PARTNER DELL’AGILE BUSINESS DAY

Andrea Provaglio, Agile Enterprise and Executive Coach, spiega il programma

Peoplerise sarà media partner dell’Agile Business Day 2018, che si terrà a Venezia il prossimo 15 settembre. L’evento, unico del suo genere in Italia, quest’anno si concentrerà sul tema “Crescere nell’agilità”. Abbiamo chiesto ad Andrea Provaglio, principale curatore della conferenza, di spiegarci i contenuti del programma.

Perché per un manager potrebbe essere interessante partecipare a questa giornata?

“Perché forniremo una panoramica a 360 gradi su cosa vuol dire agilità per il business. Sarà un’occasione per capire come rendere la propria organizzazione adattiva, ossia in grado di rispondere rapidamente ai cambiamenti e resiliente, quindi capace di sopportare momenti di stress, garantendo la qualità sia del prodotto che della vita all’interno dell’azienda.”

In cosa si differenzia l’Agile Business Day rispetto ad altri incontri?

“In Italia ci sono molti eventi che gravitano attorno al tema dell’agile, alcuni da diversi anni Buona parte di questi ho uno stampo che potremmo definire più “tradizionale”, perché l’Agile è nato più di 20 anni fa nell’ambito dell’Information Technology e buona parte degli incontri sono organizzati per quel genere di industria e prodotti. Ma l’agilità, come la chiamiamo adesso in senso più ampio, non è più solo riservata ai software ma è un approccio che può essere adottato in generale in ambito organizzativo, in vari contesti, come ad esempio nel marketing, nelle risorse umane, nella gestione dei contratti. Il fattore differenziante dell’Agile Business Day quindi è legato al fatto che noi ci rivolgiamo innanzitutto al lato manageriale e non a quello tecnico e siamo solo in minor parte legati all’Information Technology, ma cerchiamo di vedere e di proporre l’agilità a 360 gradi all’interno delle aziende, indipendentemente dal genere di servizi o prodotti.”

Saranno cinque le tematiche principali: agile for business, intesa come gestione dei budget, design di prodotti e servizi, gestione delle persone (hr), modelli di business, evoluzione organizzativa, leadership, marketing e business agility; agile project/product management, sulla gestione di progetti e realizzazione di prodotti in modo esplorativo e adattivo; agile for techies, focalizzata sugli aspetti tecnici dell’agilità, in particolare modo per lo sviluppo di prodotti e servizi software; agile coaching, incentrata sullo sviluppo delle persone, dei collaboratori, sulla gestione delle dinamiche personali e di collaborazione in team; e agile foundation, dedicata ai fondamenti dell’agilità per chi si avvicina a questo approccio.

Quali differenze rispetto alle edizioni precedenti?

“Quest’anno per la prima volta abbiamo sette speaker di livello internazionale che abbiamo invitato e che copriranno uno spettro molto ampio di temi: dall’aspetto finanziario/organizzativo, all’agilità per il business e la crescita, alle risorse umane, al marketing. Ci saranno quindi presentazioni di esperienze vissute da parte dei relatori. Avremo con noi ad esempio un manager di Spotify che racconterà come l’azienda sia organizzata internamente per poter far fronte alla tecnologia che deve utilizzare. E poi ci sarà David Hussman, persona di grande profondità e intuito, che parlerà di come sia possibile scoprire prodotti che servono veramente interagendo con i propri utenti e con il mercato, anziché immaginandoli. Ma sono anche molto soddisfatto anche dell’offerta degli speaker nazionali, che sono passati attraverso un processo di Call for Paper e di selezione.”

Di cosa parlerai nel tuo intervento?

“Delle qualità individuali che permettono di fare leadership all’interno di una cultura agile e perché questo è importante per le organizzazioni. Alcuni princìpi dell’agilità, come la parziale decentralizzazione dei processi decisionali, vanno infatti a toccare alcuni aspetti consolidati da secoli (letteralmente!) delle organizzazioni, come la struttura organizzativa a piramide, in cui chi sta più in alto decide per chi sta più in basso, diventando un collo di bottiglia. Quello che si cerca di fare nelle organizzazioni agili invece è di distribuire a rete alcuni processi decisionali, mirando ad avere dei team che siano in grado di prendere delle responsabilità collettive e delle decisioni intelligenti come gruppo di persone, dunque con capacità di autogestione. Questo può accadere solo se c’è un preciso intento di leadership dietro. Anche se in realtà è un intento strano, perché quando una persona riesce veramente a manifestare e attuare questo tipo di leadership, il risultato è che, alla fine, la sua presenza come leader non è quasi più necessaria (e qui potremmo parlare di cosa vuol dire quel “quasi”, ma ci vorrebbe troppo tempo). Questo è un approccio totalmente in contraddizione con quello che generalmente si intende come leadership nelle organizzazioni tradizionali, dove spessa un gioco di carriere, status, privilegi e potere. Dunque guidare gli altri affinché non abbiano più bisogno di te è uno degli apparenti paradossi dell’agilità.”

Qualche connessione con le teorie di Frederic Laloux?

“Sì, si possono tracciare delle linee di collegamento tra alcuni concetti dell’agilità e di Laloux (autore del libro “Reinventare le organizzazioni”). Si tratta secondo me di due chiavi di lettura diverse di una necessità reale che ha la nostra era e che è quella di tirar fuori l’intelligenza collettiva e la capacità collaborativa e creativa delle persone.”

Esiste qualche punto di incontro tra agilità e sviluppo sostenibile?

“L’agilità ha due concetti importanti per lo sviluppo: uno riguarda il fatto di operare ad un ritmo sostenibile per chi produce, in modo da garantire efficienza ma anche qualità; il secondo concerne il rilascio di valore frequente e a piccole dosi, in modo tale da non sovraccaricare il sistema, il mercato e le imprese. Un classico esempio di questo secondo caso sono le applicazioni che tutti noi usiamo quotidianamente con i nostri smartphone e che vengono aggiornate molto frequentemente. Ogni aggiornamento porta un miglioramento, perché corregge dei difetti o aggiunge funzionalità, in entrambi i casi identificati tramite il feedback che si riceve dagli utilizzatori. Questo approccio di rilasciare una funzionalità nuova, magari piccola ma a intervalli frequenti e rapidi, sull’ordine delle 2 settimane o anche molto meno, fa sì che ci sia un continuo dialogo tra chi produce e chi utilizza. L’agilità in sostanza evita alle aziende e alla società di produrre cose che non servono e di scoprire quelle che servono facendo tanti piccoli, economici esperimenti.”

Nel modello Agile c’è un forte orientamento alla sperimentazione attraverso prototipi, che sono parte centrale del modo di lavorare di Peoplerise. Per noi l’agilità rappresenta un sistema attraverso il quale le aziende possono iniziare a sperimentare principi di self management, leadership diffusa, velocità esecutiva e maggiore apprendimento durante i processi di feedback. Ci interessa quindi come volano verso organizzazioni più orientate ai bisogni dei clienti e delle proprie persone, dove il proposito dell’azienda è al centro e le decisioni vengono prese in maniera più distribuita. Condividere questo modo di guardare al tema dell’agilità in maniera più olistica, meno meccanicistica e meno fondata sulla pura metodologia è importante ed è per questo che Peoplerise ha deciso di essere media partner dell’Agile Business Day 2018.

Se volete saperne di più, ci vediamo a Venezia il 15 settembre!


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