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KNOWMADS, UN ACCELERATORE DI CAMBIAMENTO

il racconto di Britt sulla Springschool di Lisbona

Britt parla a cuore aperto, nonostante non conosca chi la sta intervistando. Sono passati alcuni giorni dal termine di Knowmads Springschool a Lisbona. Non è difficile sentire dalla voce e dall’intensità del racconto, che l’esperienza ha lasciato un segno. Non ha paura di esporsi, di condividere, nonostante gli argomenti la riguardino in modo profondo e personale.

Perché ho deciso di iscrivermi alla Spring School di Lisbona

“Avevo visto un TEDx talk di Pieter Spinder – racconta Britt – e prima che iniziasse la Springschool di Lisbona l’ho chiamato. Ero veramente curiosa di capire come funziona l’apprendimento integrato. Volevo sperimentarlo in prima persona e vedere come realmente si può usare testa-cuore-mani assieme. Sono un’educatrice, lavoro alla Facoltà di Scienze Applicate dell’Università di Rotterdam e sto sviluppando un corso sulla leadership personale per infermieri. Volevo capire come far adottare questa prospettiva più ampia agli studenti, non solo usando la loro mente.”

Usare l’intuizione

“Ciò che mi è veramente piaciuto è che praticamente tutte le attività che abbiamo svolto erano incentrate sull’obiettivo di cercare di portarti fuori dalla tua mente. Abbiamo fatto esercizi veramente molto differenti fra loro e per svolgerli eravamo sempre invitati a non usare la testa ma l’intuizione e il cuore. Ad esempio all’inizio Pieter ci ha fornito una traccia di domande molto profonde del tipo: cosa dice la gente di te, cosa ti piace veramente, qual è un segreto che ti riguarda che le persone nel gruppo non sanno di te…. E invece di dare delle risposte a parole, abbiamo dovuto usare delle immagini che poi abbiamo raccolto in un Power Point, che abbiamo utilizzato per presentarci al resto del gruppo. È stato veramente interessante.”

Le risposte che non sapevi di avere

“Un altro giorno – prosegue Britt – ci è stato chiesto di focalizzarci su una domanda che avevamo in mente da un po’ di tempo e per la quale sentivamo il desiderio di ottenere una risposta. A un certo punto ci hanno invitato a non pensarci più e abbiamo fatto degli esercizi seguendo l’intuizione, ad esempio camminare in città. Alla fine ci hanno chiesto di ripensare alla domanda e la cosa interessante è che facendo attività così diverse si ottengono spunti talmente differenti che si riesce a raggiungere una prospettiva che prima non si aveva.”

Viaggio attraverso la teoria U

“Abbiamo approfondito anche la teoria U, che stimola le persone a guardare sé stesse e a porsi delle domande cercando di andare sempre più nel profondo, per assicurarsi che quello che si fa metta in luce chi si è veramente e ciò in cui si crede. Per fare questo si deve passare attraverso diverse fasi e seguire un processo, passo dopo passo. Prima di iniziare mi dicevo: “io mi conosco, io so cosa voglio fare, io conosco la mia storia” e sentivo che ero pronta per agire. Poi però, grazie al processo e al confronto con il gruppo, ho iniziato a sentire e a pensarla diversamente: ho riconosciuto le mie trappole personali. è stata un’esperienza di apprendimento veramente grande e importante, che mi ha reso ancora più radicata. Non ha cambiato la mia storia, ma l’ha resa ancora più mia. La teoria U ti guida ad andare nel profondo e solo poi ad agire. Invece, ciò che molte persone tendono a fare, quando hanno un’idea, è procedere direttamente. Anziché fare un passo indietro per sentire, osservare, confrontarsi.”

Danzare e muoversi per conoscersi  

“Proprio mentre stavamo addentrandoci nel processo della teoria U – ricorda Britt – in una delle fasi più importanti, chiamata presencing, è stato organizzato un workshop per indurci a immergerci nella nostra immaginazione. Siamo stati invitati a sentire quello che provavamo e a muoverci assecondando quello che sentivamo sulla base di una musica. Poi abbiamo dovuto colorare le nostre facce per spiegare cosa abbiamo sperimentato e sentito durante la danza. Le altre persone osservando il volto dipinto hanno dovuto poi descriverlo muovendosi senza usare le parole. Decisamente un’esperienza inusuale e intensa.”

Il gruppo

“In tutto il percorso il gruppo ha avuto un ruolo veramente importante. Abbiamo costruito assieme la nostra crescita, usando le competenze e l’esperienza reciproca. Sentendo una profonda relazione di fiducia e libertà, che si è creata nonostante il periodo passato assieme sia stato breve. La settimana infatti è come un acceleratore e il processo, le emozioni e le relazioni sono molto intense. In poco tempo ti ritrovi a conoscere profondamente persone con background anche differenti, di età molte diverse, nel nostro caso comprese tra i 18 e i 45 anni. E poiché si è accomunati dal fatto che si sta affrontando questo percorso così intenso, si sente il forte bisogno di condividere. Le persone del gruppo sono infatti le uniche che ti possono comprendere. A me è capitato ad esempio di ricevere dei messaggi dai miei amici che volevano sapere come andava e com’era questa esperienza. Ma non potevo descriverla in quel momento. Perché è un processo così grande e profondo che mentre lo vivi è difficile raccontarlo a chi non è lì. E infatti, solo alla fine della settimana sono riuscita a raccontare qualcosa.”

Come metterò in pratica quello che ho imparato

“Ora che sono tornata e ho raccolto le idee – conclude Britt – ho deciso che svilupperò un nuovo approccio educativo per i miei studenti. Il sistema sanitario infatti sta cambiando molto. Non ci sono più i pazienti ma i clienti. E questo incide sul ruolo che hanno gli infermieri. Quello che intendo fare quindi è supportarli in un percorso di crescita personale che consenta di imparare a conoscere loro stessi e diventare sensibili rispetto ai loro sentimenti e a quelli degli altri. E se si vuole fare questo bisogna per forza usare di più il proprio cuore e la propria intuizione. Cercherò di renderli più sensibili non solo a ciò che possono vedere o che gli altri stanno mostrando, ma anche a quello che si può solo sentire.”

 

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